Se hai l’impressione che internet sia diventato più rumoroso, pieno di pubblicità ed economie artificiali per farti spendere soldi, non te lo stai inventando.
Le Big Tech hanno cambiato le regole del gioco: invece di competere offrendo il prodotto migliore, cercano di intrappolarti per poi riscuotere una rendita.
Per capire cosa sta succedendo senza perdersi in troppi dettagli, basta unire due concetti complementari:
- Tecnofeudalesimo (La Struttura): Spiega perché il sistema è cambiato. Le piattaforme si comportano come i vecchi feudatari: possiedono lo spazio digitale e chiedono una tassa a chiunque debba passarci o lavorarci.
- Enshittification (Il Metodo): Spiega come ci arrivano. È il termine coniato da Cory Doctorow per descrivere il “peggioramento programmato” in 3 fasi con cui ogni piattaforma passa dall’essere fantastica a diventare un incubo.
1. Tecnofeudalesimo
Un tempo internet prometteva un mercato aperto e meritocratico. Oggi si è trasformato in Tecnofeudalesimo: le grandi aziende non puntano più al profitto d’impresa (migliorare un prodotto per venderlo a prezzo equo), ma alla rendita di posizione (diventare proprietarie delle strade digitali per riscuotere un dazio).
Pensa alla differenza tra aprire un negozio in una via pubblica e vendere dentro un’app proprietaria:
- In centro città paghi l’affitto, ma i clienti e i guadagni restano tuoi. Se cambi sede, i tuoi clienti non ti dimenticano.
- Nei recinti chiusi di Apple, Google, Amazon o Meta, l’azienda possiede l’intero ecosistema e decide arbitrariamente ogni regola.
Questo modello si arricchisce principalmente in due modi:
- La tassa sulle app e sui venditori: Apple e Google impongono commissioni fino al 30% su ogni transazione o abbonamento dentro gli App Store. Non perché elaborare un pagamento sia costoso, ma perché detengono il monopolio d’accesso allo smartphone.
- Il lavoro non remunerato degli utenti: Sui social network siamo noi a produrre i contenuti, le foto e le interazioni. Le piattaforme prendono tutto questo lavoro gratuito per vendere pubblicità profilata e incassare miliardi, senza restituire nulla alla community.
2. L’Enshittification
L’Enshittification è la tabella di marcia temporale con cui le aziende degradano i propri servizi. Tutte le principali piattaforme (da Amazon a Google, da Instagram a TikTok) seguono lo stesso ciclo:
Fase 1: Sedurre gli utenti
All’inizio l’app deve farsi amare. I fondi d’investimento finanziano perdite milionarie per offrire un servizio perfetto, velocissimo e privo di pubblicità:
- Google mostrava solo risultati pertinenti senza annunci in cima.
- Amazon offriva spedizioni rapide e prezzi imbattibili.
- Instagram mostrava solo i contenuti dei tuoi veri amici in ordine cronologico.
Gli utenti si innamorano, creano un profilo e vi trasferiscono contatti, foto e ricordi.
Fase 2: Intrappolare le aziende e i creatori
Quando la massa degli utenti è vincolata, la piattaforma attrae i soggetti commerciali: venditori, editori e creatori di contenuti. Promette loro accesso gratuito a milioni di clienti. Creatori ed esercenti investono anni per costruire il proprio seguito in quel canale.
Fase 3: La spremitura degli azionisti
Una volta intrappolati sia gli utenti (che non vogliono perdere la loro rete) sia le aziende (che non vogliono perdere i clienti), la piattaforma smette di essere piacevole e inizia a spremere valore:
- I risultati organici di ricerca vengono sostituiti da annunci a pagamento.
- I feed dei social nascondono i post degli amici per favorire contenuti virali raccomandati che aumentano il tempo di permanenza.
- I venditori devono sostenere commissioni sempre più alte o pagare inserzioni solo per apparire a chi cerca il loro nome.
Il servizio si degrada fino al punto esatto oltre il quale gli utenti scapperebbero.
3. Perché restiamo e come soffocano l’innovazione
Non ce ne andiamo via dalle app degradate a causa dell’Effetto Rete e della mancanza artificiale di interoperabilità.
Nelle telecomunicazioni tradizionali la rete è aperta: se cambi operatore telefonico puoi continuare a chiamare e inviare messaggi a chiunque. Nelle app Big Tech i recinti sono sigillati: WhatsApp non comunica con Signal, Instagram non parla con Mastodon, e non puoi trasferire i tuoi contatti altrove. Lasciare una piattaforma significa tagliarsi fuori dalle proprie relazioni sociali o lavorative.
Per rinforzare questa prigione, le aziende usano la Dark UX (trucchetti visivi come menù di disiscrizione complessi, tasti di consenso ingannevoli e infinite scroll studiato come le slot machine) e neutralizzano la concorrenza con due strategie:
- Acquisizioni preventive: Comprano le startup promettenti prima che diventino pericolose (come fatto da Meta con Instagram e WhatsApp).
- Copia e penalizzazione: Analizzano i dati dei venditori terzi per crearne versioni proprietarie e posizionarle prioritariamente nei risultati di ricerca.
4. Riprendere la propria libertà digitale
Non possiamo aspettare che le grandi aziende cambino spontaneamente. La risposta deve essere pratica e basata su 3 pilastri di autonomia:
- Usare Protocolli Aperti: Scegliere tecnologie neutrali dove nessuno possiede la rete. Come l’Email (che permette di comunicare tra server diversi), i feed RSS, la messaggistica Matrix o i social decentralizzati del Fediverso (ActivityPub / Mastodon). Se un server peggiora le condizioni, puoi spostare profilo e contatti senza perdere nulla.
- Scegliere Software Libero ed Open Source (FOSS): I programmi a codice aperto non possono essere degradati unilateralmente. Se uno sviluppatore tenta di inserire pubblicità o tracciamenti, la community può duplicare il codice pulito (fork) e continuare a distribuirlo liberamente.
- Mantenere la proprietà dei dati (Self-Hosting e Backup): Conservare i propri file, foto e documenti importanti in locale o su cloud personali cifrati. Custodire le proprie informazioni interrompe il ricatto del lock-in.
Questo degramento continuo non è una fatalità tecnologica, ma il frutto di monopoli non regolamentati. Riconoscere le trappole e adottare strumenti aperti richiede solo un piccolo attrito iniziale, ma restituisce un’esperienza digitale pulita, libera e davvero tua.